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L'ICCROM e l'Italia

L'ICCROM e l'Italia

L’accordo siglato tra l’UNESCO e l’Italia il 27 aprile 1957 ha stabilito la sede di una nuova organizzazione: l’ICCROM. Da allora, sono trascorsi sessant’anni e il dialogo con il suo paese ospitante è probabilmente più importante ora di quanto non lo sia mai stato.

Attualmente l’Italia, riveste sempre più un ruolo guida nella protezione del patrimonio culturale a livello internazionale, ruolo che si è concretizzato nei molteplici sviluppi diplomatici e umanitari. Questo aspetto della politica estera e della diplomazia culturale è al contempo la ragion d’essere e il motivo dell’ubicazione dell’ICCROM in Italia. Il 2016 è stato ricco di opportunità di collaborazione tra l’ICCROM e il suo paese ospitante su queste tematiche fondamentali.

L’Italia è profondamente impegnata nella protezione del patrimonio e il suo forte impegno nella regione mediterranea è uno dei poli principali della sua politica internazionale. Per questa ragione, sostiene le nazioni nel Mediterraneo meridionale, direttamente e mediante il coordinamento, attraverso l’assistenza umanitaria e lo sviluppo delle competenze. Alla fine del 2015, grazie ai fondi italiani destinati all’UNESCO e in collaborazione con l’Istituto Nazionale del Patrimonio in Tunisia, l’Ufficio regionale ICCROM-ATHAR ha organizzato un’iniziativa di formazione congiunta, rivolta ai professionisti libici e yemeniti sulla conservazione preventiva e la preparazione ai rischi per il patrimonio culturale. Nel contesto del medesimo quadro di riferimento, l’ICCROM e l’UNESCO hanno organizzato una conferenza sulla salvaguardia dei siti del patrimonio culturale libico nel maggio 2016 (vedere Cooperazione: Progetti in focus). Inoltre, in ottobre, i professionisti libici hanno partecipato a un corso di leadership dell’ICCROM-ATHAR con altri esperti della regione araba sul pronto soccorso e la gestione dei rischi nelle situazioni di crisi (vedere Formazione: Progetti in focus).

Nel suo ultimo ciclo strategico, l’ICCROM si è concentrata ampiamente sulla preparazione alle calamità. In seguito ai numerosi terremoti che hanno colpito l’Italia centrale nel 2016, l’ICCROM ha sfruttato la sua lunga cooperazione con il Giappone per dare visibilità agli interventi di salvataggio del patrimonio culturale danneggiato. In ottobre, Eisuke Nishikawa, il nuovo esperto sismico giapponese distaccato presso l’ICCROM, si è unito all’Istituto architettonico del Giappone per un’indagine bilaterale sugli edifici della città storica di Amandola (a 30 km a nord dall'epicentro del sisma), presentando i risultati della missione nel corso di una conferenza intitolata “La prevenzione del rischio sismico in Italia e in Giappone”, organizzata dal Ministero italiano degli Affari Esteri, e tenutasi presso la Camera italiana dei Deputati il 1° dicembre 2016.

Nei 60 anni di presenza dell’ICCROM in Italia, il quadro di collaborazione si è evoluto notevolmente. Nata all’indomani della Seconda guerra mondiale, nei primi anni di attività, l’ICCROM è stata chiamata ad affrontare i problemi della ricostruzione post-bellica, tema fortemente sostenuto dalle istituzioni italiane. All’inizio degli anni '60, l’ICCROM ha contribuito a varie campagne internazionali in cui l’Italia si è distinta come forza trainante (il recupero dall’alluvione di Firenze, il trasferimento di Abu Simbel e altre iniziative). Negli ultimi anni, in considerazione del rafforzamento della diplomazia culturale dell’Italia oltre i confini, l’ICCROM ha offerto una piattaforma ideale per lo sviluppo di iniziative comuni a livello mondiale, affrontando al meglio la crescente complessità delle tematiche proposte dal patrimonio culturale.